Il Dio del lago

Il Dio del lago si pettina,
il Dio del lago si pettina
sul bordo della tempesta
in arrivo con una lisca di pesce.
E guarda una zattera di sughero
con una piuma di gabbiano come vela
e un soldatino come marinaio.
Da lontano intanto si scongela la Grigna
e i geroglifici della melma secca
sugli anelli arrugginiti e le catenarie,
nascondono le antiche coordinate
e i testamenti delle correnti occulte.
Il ragazzo vestito di colori forti
resta fermo sulla riva e guarda.
Lascia entrare tutto quello che
l’imbuto dei suoi occhi può contenere.

Non aveva mai visto il lago.
Viene da una città lontana.
(...)
Non ha mai tirato un sasso nel lago.
Lui viene da una città lontana.
Il Dio del lago ora sa che
il contatto è stabilito e le nubi
possono cominciare a scontrarsi.
Il soldatino pilota la sua zattera più al
sicuro che può e le anatre sculettano
via sotto la darsena gialla.
I genitori chiamano il ragazzo,
che prende una pietra sotto la
pioggia e se la mette in tasca.
Porterà un lago con sé,
nella sua città lontana.