A Sesto Calende, in una posizione isolata ai margini di un bosco, si erge dal terreno come un grosso fungo un masso erratico dalle origini lontane nello spazio e nel tempo. Milioni di anni fa, infatti, fu portato qui dal ghiacciaio da molto lontano e da sempre affascina gli abitanti del luogo per il suo aspetto imponente e misterioso. La Preja Buja, o pietra scura, veniva utilizzata dagli antichi per i loro riti, come testimoniato dalle coppelle su di essa incise. La sua forma ricorda quella di una chioccia: la leggenda narra che Giove trasformò in un drago un pescatore di Sesto che si era invaghito di Venere. Il drago iniziò a imperversare per il paese sputando fuoco; la moglie e i figli del pescatore scapparono da lui per non essere raggiunti dalle fiamme. Poi, stremati, si fermarono e vennero carbonizzati nell’istante in cui la madre tentò di proteggere i figli abbracciandoli, come una chioccia con i pulcini. Pare che la Preja Buja sia proprio quella madre amorevole.

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