Le necropoli dell’VIII - VI secolo a.C. poste lungo entrambe le rive del Ticino sono tra le più estese e importanti concentrazioni di ritrovamenti riferibili alla civiltà di Golasecca. La gente del luogo pensava che fossero tesori appartenuti a persone condannate all’inferno che il diavolo aveva tramutato in ceneri e carboni, oppure che si trattasse di vasi contenenti gli impiastri con cui si ungevano le persone colpite da gravi malattie contagiose come la peste. In conseguenza di queste credenze i materiali occasionalmente portati alla luce venivano ridotti in frantumi e dispersi. Fino a che nel XIX secolo l’abate Giovanni Battista Giani cominciò a studiare con metodo i reperti, scoprendo la necropoli di Monsorino. Un centinaio di tombe, soprattutto Cromlech, strutture a cerchio che racchiudono una o più sepolture. Monsorino è a Golasecca, nell’omonima località, non lontana dal comune di Sesto Calende nel cui museo civico sono conservati buona parte dei reperti rinvenuti. Il sito di Monsorino, dove ancora rimangono le pietre dei Cromlech in mezzo ad una selva “celtica”, merita di essere visitato perché offre al viaggiatore un concentrato di storia e suggestione, che raramente capita di trovare in altri luoghi.

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