A nord del lago, affacciata alle sue sponde, un’antica fornace – ristrutturata e oggi villaggio turistico per roulotte – fu costruita nella prima metà dell’800. L’alta ciminiera che ancora si staglia dalle rive del lago, rimane a testimonianza di un periodo di grande sviluppo economico per le valli. La fornace, un comparto industriale che si estendeva su ben 60mila metri quadrati, rappresenta uno degli esempi più importanti di archeologia industriale del varesotto. Nella zona paludosa del lago si estraeva l’argilla, materia prima per produrre tegole e mattoni, ma anche vasi. Molti lavoratori della antica fabbrica provenivano dal sud d’Italia. La produzione era concentrata nei mesi invernali e quindi i contratti erano stagionali. Le stesse condizioni di lavoro erano proibitive, tra le alte temperature dei forni, alimentati a legna e carbone, e l’acqua insalubre della palude. Tuttavia l’impianto dava lavoro a centinaia di persone. Pochi furono gli adeguamenti tecnologici affrontati negli anni dalla proprietà, così da rendere inevitabile nel 1969 la chiusura. Tre anni più tardi la fabbrica fu ceduta al Comune con l’obbligo di trasformarla in area verde per l’accoglienza dei turisti. Oggi rimane sicuramente il ricordo vivo di questa tradizione, ma non solo: anche i tetti di Mercallo, con le loro tegole nate proprio qui, sono testimoni fisici del tempo che fu.

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