Laveno è uno di quei paesi che, nonostante la bellezza paesaggistica e la vocazione turistica, ha da sempre puntato sulla tipica operosità Insubre. Già dall’Ottocento esisteva in centro paese un’importante vetreria, la Franzosini, che dava impiego a qualche decina di abitanti della zona. Dopo la chiusura della vetreria, negli stessi edifici l’attività venne riconvertita in industria della ceramica. Per questo tipo di produzione erano necessari le materie prime, mulini per la macina dei materiali, combustibile, un opificio e, naturalmente, acqua; tutti elementi presenti a Laveno a quel tempo. I prodotti ceramici lavenesi divennero da subito famosi per la loro qualità, principalmente nei settori del vasellame e dei sanitari, oltre che degli isolatori elettrici. La produzione ceramica, che raggiunse il suo massimo splendore tra l’inizio del Novecento e gli anni ’30 portò ricchezza, sviluppo urbanistico e sociale, ma anche la piaga della silicosi tra i lavoratori. Oggi purtroppo resta poco di questa tradizione: qualche laboratorio artistico dove si produce in maniera totalmente artigianale ed un museo che ne raccoglie la memoria, il “Museo internazionale design Ceramico” (MIDeC, www.midec.org/). Ospitato presso la splendida cornice del cinquecentesco Palazzo Perabò nella frazione di Cerro, il museo raccoglie quasi tremila pezzi tra ceramiche artistiche, opere di design e vasellame decorato. Vasi, piatti, servizi da tavola, ma anche opere d’arte di artisti famosi e sanitari di design realizzati dalle industrie locali. Un tuffo nel passato industriale di un borgo che non vuole dimenticare.

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