Un ambiente caratterizzato dalla presenza di rocce calcaree e d’arenaria ha profondamente contribuito, nei secoli passati, allo sviluppo florido di questo centro della Valceresio. L’estrazione e la lavorazione della pietra nelle cave di Viggiù è documentata fin dai primi anni del quattordicesimo secolo in concomitanza con la nascita e la diffusione dello stile gotico in Italia, quando i “picasass” viggiutesi scoprirono le qualità di questo tipo di pietra, facilmente lavorabile e al tempo stesso resistente alle intemperie, così come adatta alla realizzazione di elementi architettonici decorativi e di sculture. Fu proprio in questi anni che Viggiù diventa un borgo fiorente, sede di laboratori gestiti da famiglie di maestri scalpellini e da marmisti. La pietra estratta nel territorio viggiutese è comunque di tante varietà, ma è soprattutto sotto il paese che, nelle zone ad ovest, conosciute come Val di Borgo, Valera, Piamo, Tassera, è localizzata la presenza dell’arenaria che ha contribuito alla ricchezza del borgo nel corso dei secoli passati. Il paesaggio in questi luoghi è di una bellezza particolare e pittoresca, dove sono presenti grossi pilastri quadrati d’arenaria, che sembrano quasi formare grossi porticati. Per evitare che, con la scomparsa degli ultimi scalpellini e con la chiusura delle cave e delle ultime botteghe, andassero perse importanti documentazioni relative all’estrazione e alla lavorazione della pietra nasce negli anni ‘80 il museo dei picasass. Oggi il museo è ricco delle testimonianze e degli attrezzi usati per cavare la pietra. Info: museobutti@comune.viggiu.va.it

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