Nel chiostro della badia di San Gemolo i lati sono cinque, e non quattro come ci si aspetterebbe. Un chiostro pentagonale. Una cosa unica. C’è di che far galoppare la fantasia, alla ricerca di oscuri significati simbolici. L’antico priorato di San Gemolo, emana un fascino reale, a cui non è possibile sottrarsi. Solida come una fortezza, la badia venne fondata, sul finire dell’XI secolo, da alcuni monaci benedettini dell’ordine riformato di Cluny. Il loro scopo era offrire riparo e protezione, materiale e spirituale, a viandanti e pellegrini. Il Gemolo a cui la chiesa della Valganna è dedicata, era un giovane che proveniva d’oltralpe. Accompagnava lo zio, vescovo di una qualche città di Francia, nel suo viaggio verso Roma. E proprio da queste parti, si narra, una banda di predoni assalì i viandanti privandoli di tutto. Gemolo reagì, inseguendo i banditi e implorandoli di restituire le sacre cose che avevano sottratto al convoglio episcopale. Per tutta risposta ricevette un fendente che lo uccise. Il luogo dove Gemolo era stato sepolto divenne ben presto meta di visite e pellegrinaggi, e il suo nome venerato come martire e come santo. Fu costruita una imponete chiesa a tre navate, ma lo spazio più interessante della badia di San Gemolo resta quel suo chiostro pentagonale, che offre suggestivi scorci e belle prospettive. Differenti sono i tempi della sua realizzazione, e questo potrebbe forse spiegare la singolarità della pianta.

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