Un pezzo di Pompei a Biandronno lo si immagina dagli affreschi, in parte caduti, della splendida Villa Borghi oggi di proprietà del Comune, ma un tempo della famiglia di industriali Borghi. Tutto ebbe inizio nel 1819 con Pasquale Borghi che organizzò la sua produzione tessile presso il canale emissario del lago di Comabbio. La storia della villa si intreccia con i due protagonisti Luigi Borghi e sua moglie, l’inglese Margaret Doyle. I fantasmi dei due sposi continuerebbero ad abitare anche nei giorni nostri le stanze della villa affacciata sul lago. Luigi viene mandato a Manchester a studiare le macchine a vapore e qui conosce Margaret che sposerà e porterà in Italia. La famiglia commissiona al famoso architetto Cesa Bianchi la costruzione di Villa Borghi che diventerà la residenza dei due giovani sposi. Durante le lunghe assenze per lavoro di Luigi, Margaret frequenta un giovane stalliere. In paese si insinua e Luigi dà credito alle chiacchiere fino a ripudiare la moglie che si getta nelle acque del lago. Dopo alcuni anni, Luigi sconvolto dal dolore si toglierà la vita. Villa Borghi ospita anche la splendida collezione di burattini realizzata da Gualberto Niemen. Dalla città di Torino ereditò la maschera che per tutta la sua carriera recitò: Gianduia. Niemen rivendicò fino all’ultimo che un burattinaio provetto dovesse essere capace di scolpire le teste di legno, pitturarle, cucire i vestiti, costruire il teatrino, dipingere i fondali. L’ultimo approdo dei burattini di Niemen fu la sua casa di Biandronno, che il burattinaio ormai in pensione decise di lasciare al comune perché ne facesse un museo (ora a Villa Borghi). Solo i due più amati, Gianduia e Testafina, furono per sua volontà sepolti con lui, angeli psicopompi dalla testa di legno.

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