La figura del pescatore è forse la più emblematica per definire il rapporto che unisce un luogo con chi ci abita, o meglio, ci vive. Il pescatore, che esce di casa prima dell’alba con la barca a remi e getta le reti, conosce il lago come si conosce un amico fedele dopo decine di anni. Il lago di Varese, con la sua caratteristica forma “a scarpa”, è stato da sempre al fianco di queste persone e delle loro famiglie. Riconosciuto come uno dei più pescosi d’Europa, ospita, nelle sue acque e nell’ampia vegetazione che corona le sponde, una varietà infinita di fauna e flora. La vita sul ciglio di questo rigoglioso bacino è sempre stata semplice. La gente nel lago si lavava, mentre i bambini giocavano in ogni periodo dell’anno, anche durante l’inverno sulla superficie ghiacciata. A partire dagli anni sessanta un sempre più insistente incremento industriale peggiorò le condizioni ambientali di tutta l’area, mettendo in crisi l’economia della pesca. Il lago venne dichiarato non balneabile ponendo di fatto la fine ad uno stile di vita definitivamente relegato al passato. Fortunatamente questa è una storia di cadute e di rinascite. Una importante attività di salvaguardia ambientale sta riuscendo nel compito di ripulire le acque e di far tornare il lago agli antichi “fasti”. Visitarlo oggi significa respirare a pieni polmoni in un’oasi pronta a riprendersi il suo splendore.

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