Immerso nel verde incontaminato, nelle belle giornate serene e ventose il Sacro Monte domina, a perdita d’occhio, la vallata, facendo meritare a Varese l’appellativo di giardino d’Europa. Secondo la tradizione alla sommità del monte nel IV secolo il vescovo di Milano Ambrogio sconfisse gli Ariani; per ricordare questo fatto fu consacrato un altare dedicato a Santa Maria della Vittoria. Il Sacro Monte che oggi ammiriamo, invece, ha origini più recenti. Si deve all’idea del padre cappuccino Giovanni Battista Aguggiari che lo concepì su modello del più antico Sacro Monte di Varallo. Un lungo viale in salita punteggiato da 14 cappelle dedicate ai Misteri del Rosario, al cui interno si inscenano le vicende della passione, morte e Resurrezione di Cristo, attraverso affreschi e statue a grandezza naturale, con capelli veri donati dalla gente del luogo. La salita a volte è ripida ma, raggiunta la cima, la fatica ricompensata dalla vista appagante e meravigliosa sulla città, sulle Alpi, sui laghi spingendosi, nelle giornate più terse, fino a Milano. È suggestivo passeggiare tra i vicoli e le strette scale che intersecano il borgo, la cui semplicità contrasta con la ricchezza della basilica. Luogo amato per la sua pace anche da artisti, come Ludovico Pogliaghi, milanese di nascita ma varesino d’adozione, che nel secolo scorso sul crinale del monte face costruire la sua casa laboratorio, in stile eclettico, dove progettò la porta centrale del Duomo di Milano.

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