Un paesaggio di campagna che si perde in lontananza nel cielo sereno. La fatica, il sudore, il lavoro dei contadini con un gruppo di buoi arano la terra. È il piccolo mondo antico raccontato tra le pagine di pietra del borgo di Peveranza, in un museo all’aperto ideato nel 2003 da un gruppo di pittori locali. Peveranza è uno dei numerosi centri abitati dipinti nati in provincia di Varese seguendo il modello di Arcumeggia, dove nel 1956 accorsero artisti rappresentativi delle maggiori tendenze italiane della metà del Novecento. Là dove un tempo era il forno, ecco l’immagine del panettiere. Poco lontano il calzolaio (un bagatt), l’ombrellaio, il cadregat curvo mentre impaglia una sedia. E ancora la lavandaia e la ricamatrice: antichi mestieri dimenticati, tradizioni e costumi di un piccolo paese lungo l’Olona, da assaporare camminando lentamente per lasciare affiorare l’atmosfera di un tempo. Il tempo sembra essersi fermato anche nella Casa della Nonna, una tipica casa colonica a cortile del Settecento, trasformata con passione in un piccolo museo etnografico, dove è possibile entrare e aggirarsi per le stanze: la cucina, tra macinacaffè, moschirole e setacci, la casascia, ossia la dispensa, la camera con il letto in ferro battuto e una culla in vimini, e adiacente la stanza per i lavori femminili. E ancora, nelle varie stanze, vestiario, materiale scolastico, strumenti dei contadini per il lavoro dei campi. Un borgo dall’anima semplice e genuina che merita di essere visitato per la sua atmosfera d’altri tempi.

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