Nell’antichità i disegni hanno sempre avuto un carattere magico, dato il loro legame con l’oggetto rappresentato potevano influenzarlo ed esserne influenzati. Questa valenza è sicuramente chiara a chi, visitando il monastero longobardo di Torba, osserva l’affresco della Madonna col Bambino: un corteo di otto sante, pareggiato da altrettante monache, circonda Maria; ma a tre delle monache manca il viso. La loro stessa identità, l’anima, è stata strappata via probabilmente come punizione per chissà quale grave peccato, e costretta a vagare per i boschi che circondano il monastero (oggi parte del parco archeologico di Castelseprio); i poveri spiriti non troveranno pace fino all’espiazione delle loro colpe oppure fino a quando non troveranno il modo di rientrare nel dipinto da cui sono state scacciate. Di storie fantastiche ne deve aver visto questo maestoso edificio anche quando era un semplice fortilizio romano; da qui passavano truppe e mercanti che dovevano guadare il fiume Olona, un punto strategico che gli eserciti tardo imperiali dovevano sorvegliare per impedire che bande di barbari attraversassero il cuore dell’impero. Ma alla fine furono proprio i barbari ad avere la meglio e sulle spoglie del forte un gruppo di nobildonne longobarde costruì un convento, riadattando la torre d’avvistamento in una monumentale cripta; qui venivano poste le spoglie delle badesse, circondate da affreschi che hanno solo l’ombra dello splendore romano (che invece vediamo a Castelseprio) e ormai si sono piegati all’arte longobarda. Chi giunge in questo luogo trova un paesaggio ameno, verde e isolato, un angolo di medioevo in epoca moderna. Il monastero è composto da due corpi. L’edificio principale protetto dalla torre imponente realizzata con ciottoli di fiume e materiali di recupero di epoca romana. La chiesa è di fondazione antichissima, attorno al VII secolo, rimaneggiata nel corso dei secoli fino al XIII secolo, quando venne completata in forme romaniche, quelle stesse che vediamo oggi. Purtroppo rimane ben poco degli affreschi che arricchivano l’interno, ma non è assolutamente andato perduto il clima di grande spiritualità di questo luogo.

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