Nel tempo dei tempi, i consiglieri della regina Teodolinda proibirono ai brianzoli di bere vino, coltivare viti e mangiare uva. Tutte le vigne tra Masate, Monterobbio, la Valsassina e Montevecchia, Inverigo, Erba, Pusiano, andavano distrutte perché, da allora, la bevanda ufficiale avrebbe dovuto diventare la cervogia longobarda, una birra dal sapore amarognolo e aromatico. Disperati, i sudditi supplicarono Teodolinda di intervenire ed ella promise di aiutarli. Poco dopo, rimasta vedova di Autari, si scelse, come nuovo sposo, Agilulfo, duca di Torino. Questi si mise subito in viaggio per Monza intanto che anche Teodolinda gli andava incontro. Quando i due cortei si unirono, la regina lo salutò e gli offrì da bere in una preziosa tazza di zaffiro. Agilulfo, accaldato per il lungo viaggio, bevve avidamente ed una strana espressione di sorpresa comparve sul suo viso. La nobildonna sorrideva tranquilla sapendo il motivo del suo stupore: non gli aveva dato la tradizionale cervogia bensì l’ottimo vino brianzolo. Tanto piacque tale bevanda al nuovo sovrano che la volle alla tavola regia il giorno delle nozze. Così, grazie all’amata regina longobarda, il vino brianzolo mise in scacco la barbara cervogia.

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