Una lingua di asfalto che si srotola nel verde. In un contesto surreale, nasce nel 1922 l’autodromo di Monza, uno dei più antichi circuiti del mondo. Il crescente disinteresse da parte delle amministrazioni del 900 facilitò una serie di speculazioni economiche sul Parco che permisero la creazione dello storico tracciato. Fin dalle gare d’esordio, l’ineguagliabile velocità alla quale sfrecciavano le automobili consentì agli spettatori di godere di uno spettacolo unico, fatto però anche di tragedie. Nel 1928 a tingersi di rosso furono gli spalti, con venti, fra i paganti, rimasti uccisi da un’auto fuori controllo. Nel Gran Premio del 1933 i morti furono tre, tutti piloti, usciti di pista a causa di una macchia d’olio. Nel 1939 venne completamente rinnovato e subì altre modifiche negli anni successivi nel tentativo di ridurre il numero di incidenti fatali, che ebbero nel 1961 una nuova triste data (ben dodici le vittime). Nonostante le polemiche, lo show continuò, e lo fece quasi ininterrottamente dall’anno della sua inaugurazione. Il circo della Formula 1, ricco di sponsor e con una visibilità planetaria, adottò il circuito come tappa fissa accrescendone il fascino e il valore. Ma attorno ad ogni vera star le critiche e le polemiche non cessano mai e ora sono le accuse degli ambientalisti a metterne a rischio il futuro. Nonostante tutto, la sua storia probabilmente proseguirà, in mezzo al rombo dei motori e al frastuono della gente ormai innamorata delle emozioni che riesce a dare.

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