In una delle aree più industrializzate e maggiormente cementificate d’Europa, la possibilità di perdersi nel verde di un prato appare quasi un miraggio. A Monza questa magia diventa realtà, nel magnifico Parco della Villa Reale. Nato come estensione dei Giardini Reali, voleva essere ufficialmente una maestosa tenuta di caccia ma non è da escludere la possibilità che vi fosse il duplice scopo di ospitare ingenti quantità di soldati delle truppe napoleoniche. La progettazione fu accurata, ricca di interventi di adeguamento delle cascine già esistenti che miravano a ottenere un ambiente omogeneo e armonioso. Nel 1818 l’arciduca Ranieri, nominato viceré del Regno Lombardo-Veneto ne permise l’accesso libero come segno di apertura nei confronti di Milano e degli abitanti. L’idea, particolarmente innovativa, era di offrire uno spazio in cui la popolazione potesse svagarsi e socializzare, sviluppando sensibilità e senso civico. Caduti gli Austriaci, il destino del parco smise di essere di interesse di chi deteneva il potere. Le condizioni di degrado in cui versò per molti anni interessarono solo Umberto I, i cui progetti però non videro mai la luce a causa del suo assassinio nel 1900. Grandi speculazioni economiche portarono alla costruzione dell’autodromo e alla creazione di una vasta area riservata al Golf Club Milano, oggetto di pesanti critiche. Nel corso dei secoli il Parco di Monza ha però riconquistato i monzesi e si è trasformato da polmone verde a vero cuore pulsante di una cittadinanza educata all’ombra degli alberi.

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