Non c’entra Fedro e nemmeno Esopo. Eppure un corvo nero e grappoli maturi che pendono succulenti dai rami delle viti sono i protagonisti di una favola moderna ambientata nel comune di Biassono. Narra della riscoperta di un’antica tradizione locale: la viticoltura. L’idea è dell’amministrazione comunale che, desiderosa di recuperare e valorizzare l’antica tradizione enologica locale, qualche anno fa avvia una collaborazione con l’Associazione Coltivatori San Martino e con il Museo Civico Carlo Verri (http://www.museobiassono.it). L’obiettivo? Dare vita a un nuovo vigneto nella zona rurale “Le Cascine”, impiantando in un’area di circa 2000 mq cinquecento piantine di barbatelle (le piccole viti da innesto). Nel 2014 la prima vendemmia: in bottiglia un pinot nero corposo battezzato “Sgurbatel”, diminutivo del termine dialettale “Sgurbat” (ovvero corvo), con cui le popolazioni contadine dei paesi limitrofi chiamavano i biassonesi. Il progetto è ancora in una fase iniziale. Se di lieto fine non si può ancora parlare, certo è che questa produzione valorizza la comunità biassonese e le sue tradizioni. Anche con la prossima vendemmia lo Sgurbatel rimarrà un prodotto di nicchia, non commercializzato ma distribuito dall’amministrazione locale solo in particolari occasioni, ma il corvo di Biassono ha spiccato il volo.

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