«Ma signor maestro, gli artisti sono tutti morti?». Domanda innocente se si considera che venne fatta nel 1957 da un alunno di scuola elementare. Il docente in questione era Ezio Bontempi, la scuola quella di Agrate Brianza. Nel suo cuore, l’insegnante e critico d’arte, sentì accendersi una scintilla. Egli decise di trovare un modo per diffondere la cultura a misura di bambino. Per i successivi sei anni fece scrivere ai suoi allievi lettere indirizzate ai grandi poeti, pittori e scultori del tempo, richiedendo un segno concreto della loro arte. Le risposte furono numerosissime. Salvatore Quasimodo ad esempio, trascrisse di proprio pugno la sua poesia Alla madre; il pittore Aligi Sassu inviò un’incisione con Don Abbondio e i Bravi. Altro arrivò dal “tagliatore di tele” Lucio Fontana, che ringraziava per «l’occasione di poter fare il dono più bello e gentile della mia carriera d’artista»; dal pittore Ernesto Treccani), dai fratelli-scultori Pomodoro, da Mario Luzi, che si scusava del ritardo nella risposta, e da molti altri. Così il maestro Bontempi ha permesso ai propri alunni (e non solo) di poter entrare in contatto con l’arte dei grandi contemporanei. Per di più ha creato una collezione davvero unica in Italia. Il tutto, raccolto in un catalogo pubblicato dal comune, è ammirabile ancora oggi alle scuole di Agrate.

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