Il Duomo di Monza è indissolubilmente legato alla figura della regina longobarda Teodolinda; il primo nucleo del complesso è una cappella privata fatta costruire dalla regina stessa vicino all’antico palazzo reale di Monza, e qui venne posta la sua tomba che presto fu meta di pellegrinaggi. Il prestigio del duomo e delle sepolture lì conservate permisero alla comunità di Monza di mantenere un certo grado di autonomia soprattutto nei confronti della diocesi milanese. Con il tempo però il comune di Milano acquisì sempre più potere nei confronti delle realtà vicine e Monza rientrò nella sua sfera d’influenza; quando la signoria dei Visconti decise di legittimare il proprio dominio fu al tesoro del duomo che rivolse le proprie attenzioni. A San Giovanni è conservata da secoli la corona dei re d’Italia, la stessa che cinse il capo sia di Corrado II che di Federico Barbarossa; Galeazzo Visconti legando il nome della propria famiglia ai re longobardi che hanno edificato la chiesa e ai sovrani che lì sono stati incoronati vuole confermare il proprio diritto al potere. Così a partire dal 1300 ebbero inizio i lavori commissionati dai Visconti, tra cui la costruzione di una nuova cappella per ospitare le spoglie della regina Teodolinda (1308). I lavori continuarono per tutto il secolo e sembrarono non avere mai fine: tra il 1440 e il 1444 venne realizzato da Franceschino e i figli Gregorio e Giovanni Zavattari un nuovo affresco commemorativo della vita della regina, commissionato dal duca di Milano Filippo Maria Visconti. Il messaggio politico degli affreschi era chiaro: così come Teodolinda, vedova del re Autari, legittimava la successione al trono del nuovo marito Agilulfo allora anche Bianca Maria, unica figlia del duca, legittimava il marito Francesco Sforza nella successione al ducato di Milano.

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