Raggiungere questa terra di passaggio tra Vimercate e Trezzo vuol dire ripercorrere una parte del cammino dei pellegrini diretti alla Terra Santa. Stanchi e affamati camminavano per le vie del borgo, attratti dall’imponente campanile della chiesa di Santa Maria Maddalena che proteggeva questo fondo. Proprio in quell’oratorio, voluto e fondato dai Cavalieri del Santo Sepolcro nel 1163, avrebbero riposato corpo e anima. Sembra che un nobiluomo dell’epoca, Giovanni Secchi, pro remedio animae, avesse edificato e donato ai monaci la struttura, per testamento. Carestie, pestilenze e contese tra i signori locali si susseguirono fino al 1700, quando l’ordine benedettino riportò la chiesa allo splendore. Dalla storia millenaria, il monastero risulta essere intitolato a Maria Maddalena sin dal 1410. Fu circa un secolo dopo che il celebre pittore rinascimentale Bernardino Butinone lasciò sulle pareti splendidi affreschi dominati dall’eleganza dei dettagli e da una concezione spaziale grandiosa. Le vicende della Maddalena conducono il fedele in un percorso di redenzione: da un lato la donna bagna di lacrime i piedi del Cristo e li asciuga amorevolmente con le sue chiome dall’altro medita nel deserto e viene condotta in cielo dagli angeli.

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