Il borgo di Oreno viene citato per la prima volta in un documento del 1346, incluso nella pieve di Vimercate, comune di cui oggi è frazione. Sulla via che porta ad Arcore e alla villa Borromeo d’Adda, sorge un edificio con origini ben più antiche della villa: nel XV secolo la famiglia Della Padella fece erigere sui resti di una fortificazione altomedievale un casino di caccia, l’equivalente di una moderna casa di campagna, dove si poteva praticare lo sport per eccellenza della nobiltà dell’epoca. Nel 1544 la proprietà passò alla famiglia d’Adda e poi nel XVII secolo ai Borromeo. Fu infatti il conte Giancarlo Borromeo nel 1927 a scoprire, durante i lavori di restauro da lui organizzati, il vero tesoro nascosto del casino: nella torre di nord-est si celava un ciclo di affreschi della metà del Quattrocento. Questi erano stati coperti da uno strato di calce nel XVII secolo, per disinfettare le pareti durante la pestilenza. Gli affreschi, realizzati in stile gotico internazionale, sono una delle poche testimonianze della pittura profana in Lombardia nel XV secolo. La maggior parte dei soggetti sono legati all’arte venatoria: la caccia alla tesa, ovvero lo stagno dove si sistemavano le trappole per gli uccelli acquatici; la caccia con il falcone, segno distintivo della nobiltà, la caccia all’orso. E poi un altro dei temi cari alla nobiltà medievale, l’amor cortese: in un giardino fiorito un cavaliere inginocchiato porge il proprio omaggio ad una dama mentre ai suoi piedi si trova un cagnolino accucciato, simbolo della sua fedeltà.

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