Nel tempo dei tempi, mentre infuriava l’annosa guerra tra milanesi e comaschi, in quel di Cantù viveva la Giubiana che, lungi dall’essere una vecchia, feroce megera come noi, ingenuamente, oggi, dipingiamo, era una misteriosa e splendida fanciulla. Un giovedì notte di fine gennaio, del lontano XII secolo, bussò ad uno degli ingressi del borgo di Canturio. Ad aprirle fu Padre Lorenzo che, disarmato dalla sua celestiale bellezza, la scambiò per la Madonna ed, ipnotizzato dal suo seducente sguardo, le consegnò le chiavi della Città. A questo punto, la Giubiana aprì ai Visconti che, immobilizzate le sentinelle di guardia nelle torri, conquistarono il borgo. La giovane, che per alcuni era una guerriera o una creatura demoniaca e, per altri, una semplice castellana depositaria delle chiavi della Città, fu ripagata, per il proprio tradimento, prima venendo messa alla berlina, poi, al rogo. A memoria del fatto, ancora oggi, a Cantù, l’ultimo giovedì di gennaio, è bruciato, su una pira, un fantoccio di un’enorme donna e tutti i presenti, presi dai canti e gozzovigli vari, attendono trepidanti di vedere se la Giubiana cadrà a destra, presagendo un anno fortunato, o a sinistra, indice di gravi sciagure.

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