Non solo mobili. Il saper fare canturino ha diverse espressioni, una delle quali “goliardica”. Squadre di fabbri, falegnami, tecnici o semplici manovali, specializzati in “carri di Carnevale” si cimentano ogni anno con la costruzione di grandi macchine da festa. Siamo nel cuore della Brianza comasca di rito ambrosiano, dove il Carnevale dura 4 giorni in più rispetto al resto d’Italia. La tradizione contadina a Cantù è sopravvissuta a lungo, fino a metà del 1900, quando la forte industrializzazione prese il sopravvento sull’agricoltura. Fino ad allora la vita si svolgeva nelle cascine e nelle corti e la voglia di stare insieme era forte. Il Carnevale era allora un’occasione per riscattarsi del duro lavoro nei campi, ritrovandosi per ridere, scherzare e travestirsi dimenticandosi degli stenti della vita quotidiana. Dagli anni ‘30 si iniziarono anche a costruire carri allegorici che sfilavano per le vie seminando allegria. Il Carnevale Canturino vanta non solo una lunga storia e tradizione, ma anche una grande fama, essendo uno dei carnevali più importanti di Lombardia grazie ai suoi carri giganteschi e ai numerosi gruppi che lo animano ogni anno. Tre le sfilate previste: il “sabato grasso” e le due domeniche precedenti. Da ricordare anche la tradizione canturina della festa del venerdì sera, il “Carnevale dei magnan” (cioè degli stagnini), una chiassosa sfilata di personaggi sporchi di fuliggine che trascinavano pentole, coperchi e latte per fare festa. Info: http://www.carnevalecanturino.it

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