Percorrendo i sentieri lungo il versante orientale del Monte Barro, in località San Michele, minuscola frazione del comune di Galbiate, ci si imbatte inaspettatamente in un interessante esempio di architettura barocca lombarda: la chiesa di San Michele o, meglio, il guscio di una chiesa incompiuta. A partire dall’epoca longobarda la località di San Michele ospitava un piccolo santuario, secondo la tradizione fondato dall’ultimo re longobardo Desiderio; nei secoli il luogo divenne meta di pellegrinaggi e processioni e pare che nell’area circostante venissero seppelliti i morti, soprattutto in occasione delle pestilenze. Nel XVII secolo un ricco notaio galbiatese finanziò la costruzione di una grande chiesa che potesse inglobare anche il primo santuario destinando la metà dei suoi beni all’impresa. Il progetto prevedeva una pianta a croce greca e una cupola ottagonale con tiburio che però non fu ultimata. I lavori, ripresi qualche anno dopo, furono seguiti dall’architetto Giuseppe Carcano, il quale optò per una soluzione più economica e cioè un tetto a capanna, che però crollò nel 1939 lasciando la chiesa, che nel frattempo era stata abbandonata e mai consacrata, esposta alle intemperie e simile a uno scheletro spolpato, popolato da pipistrelli, falchi, barbagianni e stormi di rondini. Un gioiello da rivalutare per il suo valore storico, architettonico, paesaggistico e per la forte spiritualità che vi si respira.

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