Civate, 1400. Il pellegrino è arrivato da lontano. È venuto per visitare i luoghi sacri. Il viaggio è stato faticoso e per raggiungere la basilica di San Pietro al Monte ha dovuto anche percorrere un sentiero impervio. Dove potrà trovare ristoro per la notte? Dove potrà riposare e raccogliere i pensieri dopo una così lunga giornata? Dove potrà ritemprarsi prima di rimettersi in viaggio? Al civico n. 12 di Via Cà Nova, nella Casa del Pellegrino. Posto in prossimità della Chiesa di San Calocero, l’edificio si sviluppa attorno a una corte chiusa, un tempo più ampia di oggi. L’antico complesso ospitava viandanti e pellegrini e si componeva di tre sale sapientemente affrescate. Nelle sale oggi visitabili, due su tre, si può ammirare una parte delle antiche pitture: il recente restauro ha portato alla luce un ciclo di affreschi raffiguranti scene di caccia, l’ozio, l’amore cortese e i piaceri della vita di corte. In entrambe le stanze, inoltre, sono inseriti simboli religiosi (una mano benedicente, una Crocifissione e un monogramma del nome di Cristo entro un cerchio raggiante) che rendono questo ciclo profano particolarmente insolito. Uno spettacolo rimasto per anni sepolto sotto spessi strati di pittura: fino a qualche anno fa, infatti, la Casa del Pellegrino altro non era che un’abitazione abbandonata, nel cui cortile i bambini giocavano a pallone; oggi, invece, fa parte dei tesori di Civate ed è una tappa degli odierni pellegrini in visita all’abbazia di San Pietro al Monte.

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