L’abbazia di San Pietro al Monte è uno dei complessi più amati e affascinanti di tutta la Brianza, di stile romanico, composto da tre edifici: la basilica di San Pietro, l’oratorio intitolato a San Benedetto e quello che era il monastero di cui rimangono solo rovine. La leggenda narra che il re longobardo Desiderio fece costruire l’abbazia come segno di riconoscenza per la guarigione di suo figlio Adelchi, il quale perse la vista durante una battuta di caccia in questa zona e fu miracolosamente guarito con l’acqua di una fonte che scorreva accanto all’attuale monastero All’interno, accanto a rare decorazioni in stucco, numerosi affreschi colorano e rinvigoriscono le immense pareti, evocando significati e messaggi nascosti. Il Messia sembra essere il fulcro dei dipinti: viene raffigurato al centro della Gerusalemme Celeste, ritratta sulla prima volta come nella letteratura medioevale, circondato dagli alberi della vita, e con ai piedi l’agnello sacrificale. Nella volta successiva, quattro personaggi rovesciano da grandi otri l’acqua dei torrenti, che costituiscono un legame diretto tra cielo e terra trasformandosi nei quattro corsi d’acqua del Paradiso Terrestre. Al centro, in un cerchio è collocato il simbolo del Chirò, le prime due lettere del nome di Cristo. Uscendo dalla chiesa ci si sente rincuorati dall’immagine di Abramo, collocata appena sopra all’ingresso, il quale tiene tra le sue braccia, proteggendoli, tre piccoli personaggi che sono il suo popolo nella fede. All’interno della chiesa vi è una lastra dedicata a Paolo Diacono, storico e monaco presso la basilica di Civate, il quale si occupò persino della ristesura della regola benedettina, “Ora et Labora”, riportata anche sulle mura dell’arco di accesso al complesso.

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