Con il suo scorrere lento l’Adda unisce e divide, mettendo in relazione uomini e territori diversi. Come Imbersago e Villa d’Adda, due paesi all’apparenza dissimili e lontani, uniti dallo stesso cavo di metallo che attraversa questo fiume testimoniando la presenza di un traghetto che ancora oggi scivola sul pelo dell’acqua appena increspato. Il volo dei cigni che si alza sopra il filo teso, la leggera e impalpabile nebbia che si solleva dall’acqua e il richiamo dei pescatori sono le emozioni fissate negli occhi e nell’anima di tutti i naviganti. Questa immagine si ritrova in un famoso disegno di Leonardo da Vinci, “Paesaggio dell’Adda con particolare di un traghetto” risalente al 1513. Il primo modello, che collegava Imbersago con Vaprio D’Adda, risale a prima del XVI secolo, ed è difficile pensare ad esso solo come un semplice mezzo di trasporto: vive e prende nuove sembianze nei ricordi della gente che, attorno a questa imbarcazione, ha visto nascere e scomparire abitudini e tradizioni. Ripercorrendo le memorie del traghetto incontriamo Giovanni XXIII, il papa buono, che da bambino raggiungeva il Santuario della Madonna del Bosco servendosi proprio di questo mezzo per attraversare l’Adda. Il traghetto che conosciamo oggi venne inaugurato nel 1678 dopo che il servizio venne interrotto a causa del passaggio della sponda bergamasca sotto il governo della Serenissima. Nel dicembre del 1991 esso venne bloccato perché non più in regola con le norme di sicurezza, ma la sua eredità passò in mano a un identico esemplare progettato per salvaguardare la nostra memoria nel rispetto della tradizione.

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