“Un corridoio naturale che si apre su una piana ai piedi di Lecco”, questa è solo una delle descrizioni della Valle di San Martino, un’antica valle tra il fiume Adda e il monte Albenza, spesso ricordata per la sua ricchezza archeologica e le bellezze paesaggistiche. Anche oggi, camminando per le vecchie mulattiere costruite dai contadini di generazioni passate, il paesaggio colpisce e toglie il fiato: pendii scoscesi si alternano a terrazzamenti che ricordano la fatica e la dedizione con cui si è cercato di modellare il territorio. Da sempre terra di confine, in passato tra Ducato di Milano e Repubblica di Venezia, oggi tra le provincie di Lecco e Bergamo, la Valle ha sempre avuto una propria forte identità, tant’è che i nove paesi dislocati sul territorio si sono riuniti nell’Ecomuseo Val San Martino (http://www.ecomuseovsm.it), un’istituzione culturale che ha come obiettivo la salvaguardia del paesaggio, dei modi di vita e delle tradizioni locali che per secoli sono state tramandate oralmente. Un progetto nobile, ospitato in una sede aristocratica: la Villa de Ponti, un’eclettica dimora costruita nella seconda metà del ‘900 per volere della famiglia milanese De Ponti e immersa in un verdissimo parco. Quest’ultimo divenuto giardino botanico ospita centinaia di arbusti differenti, appartenenti a specie autoctone ed esotiche, spontanee e coltivate, che formano una parete naturale capace di far perdere l’orientamento. Alcuni esemplari hanno poche settimane di vita, altri sono secolari, ma ognuno ha una storia che rimanda a origini lontane, lontane quanto la valle stessa.

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