Protetto dalla Cima di Fraina e dal Pizzo di Cassera c’è uno scrigno che custodisce la memoria della Valsassina: è il museo etnografico di Premana. Nato nel 1974 per mantenere vive la storia, la cultura e le tradizioni dei paesi della valle, la sua collezione include documenti antichi, testi di storia locale, opere letterarie, fotografie, filmati e antichi strumenti da lavoro. Tre grandi sale sono l’anima del museo: la “Sala del Ferro”, la “Sala del Costume” e la “Sala dell’Agricoltura”. Nella prima si scopre la storia dell’estrazione e della lavorazione dei metalli, attività che da sempre caratterizza Premana. Poco più in là, nella “Sala del Costume”, si possono “vestire i panni” della donna premanese ammirare i costumi tradizionali femminili «coton» e «morel», su cui si inserisce la «pezze», la pettorina lavorata e decorata con motivi floreali. Infine si può visitare la “Sala dell’Agricoltura” dove è ricostruita la giornata di un contadino di montagna e sono custoditi gli oggetti tipici del suo lavoro come gli sgabelli usati per mungere le vacche e gli utensili impiegati nella produzione della “mascarpe pegade” un brutto (a vedersi), ma saporitissimo prodotto caseario a base di ricotta. Ma il Museo Etnografico di Premana non esaurisce qui la sua opera di valorizzazione delle tradizioni valligiane: attraverso il programma “voci da conservare”, il Museo collabora con il gruppo spontaneo Cantà Proman che dal 1989 si dedica alla riscoperta di una tradizione popolare molto radicata nel territorio, il canto corale.

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