Lo chiamano “il paese senza tempo”. Non solo per il suo centro storico, con i vicoli stretti e le case addossate, quasi aggrappate alla falda del monte, o per i lööch, i nuclei rurali ancora perfettamente conservati dove d’estate si celebrano i “past”, i grandi pasti all’aperto che raccolgono tutta la comunità. Girando per le strade di Premana accade, non di rado, di imbattersi in paesani e soprattutto paesane abbigliate “come una volta”. Il piccolo comune della Val Varrone, rinomato in tutto il mondo per la sua tradizione metallurgica, è probabilmente l’unico paese in Lombardia dove i costumi tradizionali fanno parte dell’abbigliamento abituale ancora oggi: “ol Vestidel” è il vestito più antico usato tradizionalmente, mentre le donne anziane sono solite indossare “ol Coton”; le invitate ai matrimoni portano l’antico abito nuziale, “ol (il) Morel”. “Ol Strasciööl” si indossa invece in occasione delle feste liturgiche: una delle più sentite è il Corpus Domini, celebrata con una processione che si snoda lungo le strade del vecchio abitato, abbellite con sovrabbondanza di drappi e fiori (si dice che gli abitanti “sposano la strada”). Legato a Milano dalla metà del Duecento, durante il ducato sforzesco e la dominazione spagnola costituiva, insieme alla Val Cavargna, l’unico centro di estrazione, fusione e lavorazione del ferro, ambitissimo per la lavorazione di armi; ancora oggi questo paesino abbarbicato al monte è il maggior centro di produzione di lame e forbici d’Italia. Un paese dalle radici profonde, forgiato dalla lotta millenaria con la natura come il ferro delle sue fucine.

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