Il fascino del mistero e della decadenza. Immersa in un parco smisurato – quasi centotrentamila metri quadri – Villa de Vecchi con le pareti scrostate di arenaria rossa e i vetri infranti è oggi solo lo scheletro della sontuosa abitazione ottocentesca. Quattro piani di rovina, fantasmi e presenze inquietanti abitano i monti della Valsassina. La “Villa delle Streghe”, come è chiamata, sarebbe infestata e presunta scena di un omicidio/suicidio. L’edificio deve il suo nome al conte Federico de Vecchi, artista romantico allievo di Francesco Hayez (quello del Bacio), che combatté le Cinque Giornate di Milano subendo esilio e carcere. Fu attraversando la Turchia e la Persia, fino all’India e all’Egitto che nacque in lui il desiderio di fare rivivere stili e costumi orientali in quella che sarebbe diventata la sua villa di campagna. Lo sfortunato architetto eclettico milanese Alessandro Sidoli morì prima di riuscire a vedere la sua creazione, per la quale aveva immaginato soluzioni all’avanguardia: un passavivande che portava cibi dalle cucine ai piani superiori, una fontana esterna che sparava acqua a pressione altissima utilizzando il pendio della montagna e persino un osservatorio astronomico progettato – ma mai realizzato – all’ultimo piano. Terminata nel 1856, dal 1939 fino al 1983, passando per le mani delle famiglie Bianchi, Invernizzi e Melesi, la villa subì un forte degrado. Il suo fascino crepuscolare continua ad attirare molti curiosi quasi fosse il set di un film dell’orrore.

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