Alle pendici della Grigna, in una dolce vallata solcata dal fiume Pioverna, sorge Cortenova. In un paesaggio unico il piccolo borgo unisce la conca di Primaluna al punto in cui la Valsassina si separa nella Val Casaro e nella Muggiasca. Al suo nome si ricollega l’antica funzione di corte, che nell’XI secolo era un ampio podere con al suo interno case, castello, chiesa e curia. Allora probabilmente ebbe origine il villaggio di Curia nuova, contrapponendosi alla vecchia corte di Cortabbio. Il paese con i suoi archi e sottopassi, attraverso intricate viuzze, ci conduce nelle corti interne. Immagini votive appaiono sulle pareti di alcune case fino a condurre a un portale sopra il quale una Madonna col Bambino ci guida nel cuore dell’abitato. Cortenova reca tracce di un antico ponte romano anche se non fu mai città romana. La sua fama crebbe a partire dal XIV secolo, quando fu conteso da guelfi e ghibellini. È dall’aggregazione di due comunità, Cortenova e Bindo, stanziate sulle rive opposte della Pioverna, che ha avuto origine l’odierno territorio comunale. Cortenova ha nel ferro una delle voci più importanti nella storia della sua economia. Qui il ferro viene lavorato sin dall’epoca romana e le cronache registrano nel Seicento, le lotte per il primato sui forni fusori. Per primo Leonardo parlò nel Codice Atlantico della vena del rame, dell’argento e del ferro di questo borgo, nel quale nel 1874 Biagio Spandri aprì uno dei primi stabilimenti per fucili e rivoltelle. Tanto amata e difesa, la tradizione rivive in un grande macchinario, posto all’ingresso del paese, e nello stemma la cui parte superiore reca una ruota dentata su fondo rosso. Il visitatore viene accompagnato tra i rumori e le immagini che rievocano il lavoro dei maestri artigiani.

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