A mezza altezza fra la montagna e la valle sottostante, una manciata di case resiste sul pendio boschivo nel comune di Primaluna. Viste da lontano, quelle poche abitazioni paiono briciole dimenticate sulla grande tovaglia di campi e monti che ricopre la Valsassina. Le vicende storiche del Nord Italia cambiarono più volte la situazione politica del comune, posto inizialmente sotto la provincia di Como, poi fuso con quello di Primaluna, ricostituito per volontà degli austriaci e infine riannesso a Primaluna durante il regime fascista. La nascita del minuscolo centro abitato è probabilmente di epoca romana, come suggerisce il nome che significa verosimilmente «villaggio di Monnius». L’antichità dei primi insediamenti è confermata dalla scoperta di alcune tombe celtiche, a sottolineare come furono molte e diverse le popolazioni ad abitare nella zona. A prescindere dal luogo di origine, è certo che chiunque abbia trovato casa fra le mura di questo villaggio abbia sofferto i costanti venti gelidi della stagione invernale, come accade ancora oggi ai vimognesi. Qualche conforto, durante le fredde notti di dicembre, lo dà il grande falò per la festa di S. Ambrogio, raffigurato con S. Anna e S. Cristoforo nell’affresco che decora la facciata principale della chiesa del paese. Le tradizioni e la cultura sono sempre state differenti rispetto a quelle dei comuni limitrofi. La festa patronale dedicata a S. Anna, che viene festeggiata ormai da secoli, è emblematico esempio di quanto siano forti l’identità locale e lo spirito di appartenenza alla comunità. Poco importa che il numero degli abitanti si sia sempre aggirato intorno alle poche centinaia di unità. Vimogno ha da sempre dimostrato la propria forte personalità: ancora oggi nella piazzetta del borgo sopravvive l’Antica Osteria, bicentenario testimone delle storie degli abitanti di Vimogno.

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