Fra i pendii scavati dalle nevi dei gruppi dello Zuccone di Campelli e della Corna Grande a Nord Ovest e le montagne calcaree che si trovano dalla parte opposta, qualcuno ha pensato di stendere una verde coperta. Di soffice prato, qua e là leggermente spiegazzata, accoglie ormai da secoli mandrie di mucche al pascolo e i loro pastori. Una poetica oasi sottratta alla roccia, dove l’echeggiare dei campanacci sembra accentuare la sensazione che il tempo scorra più lentamente che altrove. Questo lembo di terra ha da sempre avuto l’onere di riposare le gambe e le menti affaticate di chi si è trovato ad attraversarlo. Nel IV secolo furono le popolazioni perseguitate dell’imperatore Massimo, prima che fosse sconfitto da Teodosio I. Poi fu il turno di molti uomini di Chiesa, fra cui Carlo Borromeo, diventato successivamente San Carlo. Di qui passava inoltre la via del ferro, intricato e pericoloso percorso che metteva in comunicazione le miniere con il lago, creando un sistema economico fondamentale. Vicende ormai antiche, che hanno reso i Piani di Bobbio un corridoio arredato con reperti di grande valore storico e artistico. Ora spetta loro il compito ben più semplice di cullare escursionisti e sciatori, lasciandosi ammirare nella loro bellezza. La tradizione passa il testimone alla modernità soprattutto nella stagione invernale, quando migliaia di sciatori raggiungono le piste a quota 1600 metri grazie agli impianti di risalita. I Piani di Bobbio sono oggi una delle mete sciistiche più importanti di Lombardia, grazie alla vicinanza con le maggiori città (www.pianidibobbio.com).

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