Come un’isola nel mezzo di un mare verde, si erge il colle del Cantello, subito a fianco del centro abitato di Barzio. Le foreste di castagni e faggi che colorano il territorio sono note e celebrate fin dai tempi antichi e tappezzano un panorama impreziosito dall’ampia vista che si ha dalla cima del rilievo. Non ci sono, infatti, ostacoli per lo sguardo di chi raggiunge questa fortunata posizione e la possibilità di scrutare l’orizzonte a tutto tondo rende pittoreschi sia le albe che i tramonti. La mancanza di barriere fa sì che queste zone siano particolarmente fredde, con le temperature estive gradevoli e quelle invernali, invece, molto rigide. E fu proprio questo clima, caratterizzato da un’aria così pura ma al tempo stesso da un gelo tagliente, a spingere la Beata Guarisca Arrigoni a costruire un ricovero per pellegrini e malati. Sorto nel 1408, aveva proprio la funzione di accogliere chi durante un viaggio, o a causa di una battaglia, si trovasse in difficoltà, senza fare distinzioni fra militanti guelfi e ghibellini impegnati all’epoca in sanguinosi combattimenti. Con qualche polemica la struttura fu convertita in monastero di clausura. Le monache Agostiniane che vi abitarono si dice fossero di un’incredibile bellezza e in loro lode furono composti alcuni versi andati perduti. Forse persuaso da questa grazia, il sindaco concedette loro di ottenere anche la chiesa di Santa Maria, posta proprio nelle vicinanze. Nel 1784 il monastero fu soppresso per volere dell’Imperatore Giuseppe II, che mal sopportava gli ordini religiosi contemplativi. Durante un’epidemia di tifo venne ripristinato l’ospedale, poi definitivamente distrutto. Oggi sono pochi i resti che raccontano le vicende di colle del Cantello, nascosti sempre più da una natura che richiede la pace e il silenzio del passato.

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