Immersa in un assordante silenzio, la sovrana si riflette sul lago che domina, difesa dagli sguardi severi di San Benedetto e San Bernardo. Un viale contornato da ulivi svela un’oasi di religiosità, fonte di pace. Romanico e gotico si fondono in archi a tutto sesto sorretti da capitelli intagliati che conducono nel paradisiaco chiostro. Un’esplosione di luce, colore e misticismo lo pervade trascinando il visitatore in un vortice di simboli, immagini e dialoghi spirituali. La corte fu realizzata intorno al 1242, per volere del pittore Bonaccorso de Canova. Fu tuttavia Agrippino, vescovo di Como nel VII secolo d.C., il fautore dell’intero oratorio. L’attuale bellezza della chiesa, dedicata alla Vergine e a San Nicola, è frutto dell’amore dei monaci cluniacensi che la protessero da scorribande di pirati. Dal XIV secolo l’abbazia subì un progressivo decadimento, nonostante tutti la ammirassero. Piona divenne proprietà di privati, prigioniera nella sua maestosità. La mano di Dio, tra XIX e XX sec, la donò ai monaci Cistercensi di Casamari. Ancora oggi i religiosi producono medicinali e liquori (Gocce Imperiali) dalle antiche ricette, preservando una singolarità che non può andare perduta, garanzia di un passato che non può tornare ma che deve restare (www.abbaziadipiona.it).

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