Il sentiero che si inerpica sopra l’abitato di Perledo è un viaggio nel passato. Il cammino conduce a Vezio, la più piccola frazione del comune, un borgo di soli 78 abitanti il cui nome sembra derivare dal latino pagus vetus, ovvero “antico e preesistente”. Mai nome fu più azzeccato: l’anima di roccia dell’abitato di Vezio - edifici in sasso, muri a secco e vicoli lastricati di pietra - custodisce la storia dei numerosi popoli che, sin dalla notte dei tempi, hanno viaggiato lungo questi sentieri. I primi furono i celti: le costruzioni che fanno da cornice all’abitato e all’omonimo Castello sembrano, infatti, risalire al IV secolo a.C. e potrebbero appartenere a un insediamento ligure-celtico. Altre ipotesi accreditate menzionano nel II secolo a.C. gli etruschi. Seguirono i Longobardi e i barbari che, consci dell’importanza strategica dell’abitato di Vezio per la conquista della via Riviera e del controllo commerciale e militare della zona, a lungo combatterono contro la popolazione locale trasformando gli stretti vicoli del borgo nel teatro di cruenti scontri. Le lastre di pietra nei vicoli raccontano anche le gesta di cavalieri medioevali: l’orecchio attento di turisti ed esploratori, nel silenzio dei pomeriggi estivi, potrà sentire riecheggiare il rumore dei ferri e delle armature dei combattenti che a lungo si sono battuti per la difesa della via del ferro. All’interno del borgo, degni di nota sono un minuscolo cimitero e la Chiesa di San Antonio Abate, fatta costruire della regina Teodolinda per testimoniare ai posteri la propria fede cristiana. Fiore all’occhiello dell’antico borgo è il grande uliveto: un terrazzamento di oltre mille ulivi da cui si produce uno degli oli più pregiati d’Italia che regala gioia al palato di chi assapora i piatti del luogo e meraviglia ai viandanti di passaggio.

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