Perledo può sembrare un piccolo borgo, ma in realtà il suo territorio è molto vasto e si sviluppa su ben 15 frazioni, tra la riva del lago e il limitare della Valsassina. Tra queste la frazione di Portone, il cui nome indica esattamente quale fosse la sua funzione in epoca medievale: era la porta d’accesso ai valichi alpini e punto di passaggio obbligato per chi risaliva il Lario dalla sua riva orientale. Sull’antica via ducale proveniente da Lecco transitavano mercanti, viandanti ma soprattutto eserciti: durante la dominazione spagnola della Lombardia le armate iberiche degli Asburgo attraversavano questi luoghi per raggiungere i forti della Valtellina e oltrepassare le Alpi per ricongiungersi con gli alleati austriaci; durante la guerra dei trent’anni e le numerose guerre di successione che infiammarono l’Europa centrale tra il XVII e XVIII secolo il passaggio di armati in queste zone era costante. Un borgo sospeso nel tempo, dove si trova anche una chiesa dedicata alla Beata Vergine, invocata perché concedesse piogge rinfrescanti nei mesi più caldi e protagonista di una leggenda: si racconta che uno dei tanti viandanti che passavano da queste parti venne aggredito dai briganti che gli tesero un’imboscata nel vicino vallone (come ci insegnano i bravi di manzoniana memoria il brigantaggio era un problema molto sentito nella Lombardia dell’epoca). Il viandante però riuscì a salvarsi grazie ad un voto pronunciato alla Madonna e per gratitudine fece abbellire la chiesa con un nuovo altare.

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