La storia di Varenna inizia con una disfatta. Nel 1169 gli abitanti dell’Isola Comacina, messa a ferro e fuoco da Federico Barbarossa, fuggirono sulle sponde opposte del Lario, nel ramo lecchese, in un modesto villaggio di pescatori. Da allora Varenna fu chiamata anche Insula Nova, in memoria dell’isola che pagò con la distruzione la fedeltà a Milano contro l’imperatore e i suoi alleati comaschi. Sorto su scogli ad arco a picco sul lago, il centro storico è tagliato a raggiera dalle «scalotte», strette vie a gradini racchiuse fra le vecchie case del borgo che raramente conoscono il sole. Illuminata invece da abitazioni dai colori vivaci è la «riva grande», con il porto e una passerella pedonale fra gli scogli e i muraglioni dei parchi delle ville costruite tra Otto e Novecento.Nella parte elevata dell’abitato, a ridosso di vigneti noti fino dall’antichità, la prepositurale di San Giorgio domina la piazza principale dall’alto di una gradinata e accoglie i viandanti con un monumentale san Cristoforo dal mantello foderato d’ermellino. All’interno della chiesa, che conserva ampie tracce della sua fondazione romanica, si incontrano invece il papa amico dei longobardi, San Gregorio Magno, e la loro regina Teodolinda, raffigurata come una santa. Una presenza che non stupisce per i remoti legami esistenti tra Varenna e Monza, dimora estiva della sovrana. Dedicato a San Giovanni Battista – come il duomo del capoluogo brianzolo – il piccolo oratorio romanico in fondo alla piazza testimonia, con i suoi affreschi un tempo impreziositi da dorature e pigmenti costosi ma oggi molto lacunosi, la vivacità dell’antico borgo medievale, in continua guerra contro Como che la rase al suolo due volte, nel 1224 e nel 1228.

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