Santa Croce di Naro è uno dei tanti piccoli borghi che fanno di Gravedona il nuovo comune di Gravedona ed Uniti.

Poche case, il verde non manca, e come testimonianza della sua storia millenaria, la chiesa dedicata al culto della Croce di Gesù, ricca di contributi artistici (su tutti, gli affreschi absidali e parietali dei De Magistris, Andrea e Sigismondo, padre e figlio, datati 1529), e di tradizioni; una in particolare che coinvolgeva anche i fedeli dei paesi vicini che giungevano in pellegrinaggio il 3 maggio, per chiedere la grazia della pioggia in tempo di siccità.

La cronaca racconta che nel giorno della festività dell’Invenzione della Croce, nel 1863, la processione non ebbe luogo, perché quel giorno diluviava.

Preghiere per la pioggia non le fanno certamente gli appassionati rocciatori, che passano da qui per recarsi alle pareti di falesia del Sasso Pelo (detto anche Monte Sasso Pelo), che sovrasta l’abitato di Naro.

Palestra di roccia abbastanza conosciuta e molto frequentata, è divisa in settori (“Pelo”, “Pilastri”, “Edera”, “Totem”, “Nuovo”, “Pelino”) ed è meta ambita da chi vuole provare forti emozioni e ardimento verticale.

Nei vari settori sono tracciate parecchie vie dai nomi a dir poco, fantasiosi: “II mangia aria” (riferito alla dieta di uno scalatore), “Femmine in gabbia”, “Bubusettete”, “Un po’ di bianco, un po’ di nero (la via si chiama così, perché la vita non è sempre bianca o sempre nera), “Pidicheddu mammalu” (che in sardo vuol dire: piccolo ma cattivo), e non poteva mancare, visto il nome della montagna, il malizioso “Voglia di pelo”.

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