Se Bellagio è la “Perla del Lario”, Gravedona può essere considerata “l’ametista dell’Alto Lago”, soprattutto all’imbrunire quando raccoglie i tramonti che pian piano la rendono violacea.

Cittadina “preziosa”, dunque, ma anche un po’ “santa” (è sede di una delle Tre Pievi) viste le sue, tra esistenti e scomparse, 15 chiese: S.Vincenzo, che è la parrocchiale; S.S. Gusmeo e Matteo, con reliquie dei due martiri; S.Maria delle Grazie, con un affresco denominato “Madona del cifulett” (derivante dal dialettale “luciferétt”) in cui è iconograficamente rappresentata la Madonna che con in mano un bastone cerca di allontanare un diavoletto che vuole arpionare un bambino spaventato, il quale si protegge avvolgendosi nel manto della Vergine; la chiesa di S.Abbondio e quella di S.Maria Maddalena e Convento delle Umiliate.

Queste sono solo alcune, le altre vale la pena cercarle, trovarle e lasciarci un pensiero devoto. Fra tanta religiosità, ci fu anche chi, pur avendo un’alta carica curiale, il Cardinale Tolomeo Gallio, pensò di farsi costruire un palazzo molto rappresentativo del potere che il signorotto esercitava sulla zona, ma che all’occorrenza potesse essere usato come fortezza. Tutto questo verso la fine del ‘500.

Gravedona (il cui etimo “gravatona” significa “area molto ghiaiosa”) è all’apparenza un nome composto da un aggettivo e da un verbo, ed essendo il paese sede ospedaliera importante, dà conforto pensare che il verbo aiuti l’aggettivo.

Certificato che Gravedona è una delle grandi bellezze del lago, difetti? Si dice che alla bellezza si perdoni tutto.

Perdono: una parola che ai gravedonesi fa ancora male, quando il Barbarossa disse: “Perdono a tutti, fuorché ai perfidi gravedonesi ed isolani”.

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