Forse non è annoverabile fra le straconosciute ville storiche del lago, ma un suo discreto fascino riesce ad esercitarlo, soprattutto verso gli appassionati dei cosiddetti giardini “all’inglese” (con una commistione anche di giardino “all’italiana”): prato rasato circondato da piante di alto fusto con preziose infioriture che fanno pensare a dame di corte nella quotidiana passeggiata, prima dell’ora de tè.

E’ interessante il pensiero filosofico enunciato dall’attuale proprietario e riferito all’antica arte botanica giapponese: “Chi progetta un giardino e ne attua la sua composizione, non può e non deve avere la pretesa di godere subito della sua bellezza, perché il completamento del disegno originale avviene dopo tre generazioni”; la cura e l’amore di chi otterrà un simile regalo farà il resto.

C’è un angolo del parco, non visibile dalla strada, che dal punto di vista dell’architettura verde dice poco (un prato con alcuni alberi di fico piantati a un’agevole distanza l’uno dall’altro), ma che per chi abita in villa ha un valore simbolico e affettivo di immenso valore: sotto ogni fico sono sepolti i cani della famiglia, e il fico (l’albero preferito da Buddha) è il simbolo dell’immortalità e della conoscenza suprema.

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