Se ci si vuole pulire la mente e rendere anche un pochino più candida l’anima basta fare quattro passi in Val Perlana (battuta stupidina, se vogliamo, perché riferita al tormentone pubblicitario di un detersivo), ma se tutto ciò lo trasferiamo a livello emozionale quando, giunti proprio in Val Perlana, ci troviamo davanti al complesso monastico di S. Benedetto (posto a 817 metri sul livello del mare nel territorio di Ossuccio, unico a tale altitudine in tutto il comprensorio comasco), allora sia la mente che l’anima vivono un momento di purificazione che non ha eguali.

Documenti storici dichiarano che il monastero viene edificato ed è già funzionante nel 1090, accorpandolo alla chiesa costruita nel 1083.

L’importanza dell’abbazia (le cui proprietà fondiarie comprendevano possedimenti a Ponna scendendo fino ad Osteno e anche in Valtellina) la si deve alle volontà del vescovo Rinaldo, che volle dare un nuovo impulso vitale a tutto quel territorio che domina dall’alto l’Isola Comacina; significativa la struttura del campanile che con la sua robustezza assume le fattezze di torre di guardia, onde evitare in quei secoli bui, possibili incursioni guerresche provenienti dalla Val d’Intelvi.

Verso la fine del ‘700, l’abbazia già in evidente degrado, fu vendita ai privati. Nel 1950 la chiesa venne interdetta ai riti sacri che ripresero dopo alcuni restauri nel 1958; restauri che ultimati nel 1997 hanno ridato all’edificio romanico l’antico fascino e l’originaria spiritualità.

All’interno di questo straordinario sogno di “nuda pietra” realizzato dai magister, spicca l’unico altare, la cui mensa poggia su un macigno granitico dove è incisa una unità di misura per il grano, simbolo di religione e popolo.

Il legame fra la gente di Ossuccio e Lenno con questa casa di Dio incastonata a fondo valle nel paesaggio montano (“ca de diù” è una colorita espressione dialettale che indica un luogo lontano e inaccessibile) è ancora oggi molto forte e ogni anno il primo maggio (festa laica del lavoro ma non disgiunta dalla famosa regola di San Benedetto “Ora et labora”) fedeli si recano in quel luogo partecipando alla Santa Messa celebrata alternativamente dall’Arciprete di uno o dell’altro paese.

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