Ogni paese ha la sua epica, i suoi personaggi,a volte puramente leggendari, a volteinvece rigorosamente inseriti a pieno titolonella Storia, come questi due (uno, ottocentesco,e l’altro vissuto nella secondametà del ‘900) che, guardacaso, provenivanoentrambi dalle sponde lecchesi e ad Argegnogiunsero in cerca di gloria, di fama edi “monumentali” riconoscimenti...

ANDREA BRENTA Nasce aVarenna nel 1813, dal “barchirolo”Giacomo e da AnnaMaria della famiglia deiRonca. Ventenne, con unforte spirito d’avventura,attraversa il lago e sbarcaad Argegno proseguendosubito per San Fedeled’Intelvi, dove comperaun’osteria e qualche podere.Essendo sposatocon Rina, a lei lascia tuttele incombenze del trantran quotidiano coi clienti,riservando per sè una vita piùselvatica, più affascinante. In poco tempo, diventaun perfetto conoscitore di prato, ogni selva e ognidirupo del territorio intelvese. Tutto questo, però,non gli basta. Avendo egli uno spiccato sensodella libertà e un profondo amor patrio, ci mettepochissimo a dedicarsi anima e corpo ai moti risorgimentali,scoppiati un po’ dovunque e in tuttala valle, dove il coraggio e la figura possente ebrigantesca di Andrea Brenta emergeva su tuttiquanti. Fan (oggi si direbbe così) di Giuseppe Mazzini,ogni azione la pensava e la portava a terminesecondo i crismi dell’illustre rivoluzionario. Unodegli episodi più curiosi che lo riguardano si riferisceal sequestro, da parte del comandante dellaGendarmeria di Castiglione d’Intelvi, del suo cappelloalla calabrese (proibito l’uso), di una coccardacon piume e soprattutto di ingiurie a sua moglie. IlBrenta, che era in missione, venuto a conoscenzadel fatto, scrisse una lettera minacciosa al comandante,esortandolo a riconsegnare il maltolto entro24 ore. L’ufficiale, convinto di poter mettere le maniaddosso a colui che era considerato un’imprendibile“Primula Rossa”, il giorno dopo averricevuto la missiva, si presenta, scortatoda appena due gendarmi, all’Osteriadell’Usellino e lì ad attenderlo c’erail famoso fuorilegge, che congrande “nonchalance” offreda bere all’esiguomanipolo, ma ci vuolepoco a capire chesi tratta di una trappola ed ècon paura che il comandantesi accorge di quanto siano armati gli altri avventoripresenti nel locale e a quel punto manda uno deisuoi militi a recuperare gli effetti sequestrati perriconsegnarli al legittimo proprietario. AndreaBrenta, dopo una latitanza leggendaria e in seguitoa una soffiata, viene catturato assieme ad altricompagni nell’Osteria del Fuin, a Casasco e, dopoun processo sommario, viene ucciso mediantefucilazione a Como l’11 aprile 1849. Le sue ultimeparole sono rivolte all’Italia e ai suoi nove figli che,come spesso accade, vennero poi dimenticati dalloStato e finirono in miseria.

PIETRO VASSENA Anche luiha a che fare con un’osteria, dove nasce nel 1897a Malgrate, da Luigi e Ancilla Marta Francesca,che muore due anni dopo averlo messo al mondo.Raggiunta l’età militare, durante il primo conflittomondiale, viene mandato al fronte con unbattaglione della “Divisione Bersaglieri Ciclisti”e lì davanti a stupefacenti innovazioni tecnologichesi lascia ammaliare dal “futuro”. Finita laguerra, trova impiego come tornitore presso unaditta metalmeccanica di Lecco. Novello “Archimedepitagorico”, progetta e realizza un’infinitàdi modelli soprattutto in campo motociclistico.Enorme successo ebbe la “Rumi 125” con motoreideato da Vassena. L’apoteosi e il successomediatico l’inventore lo raggiunge proprio adArgegno, nella porzione di lago antistante lapiazza principale del paese: è il 12 marzo 1948e gli argegnini, attoniti e scombussolati, osservanoquello che sta succedendo: trasportato dalcomballo “Como”, proveniente da Lecco, vienecalato in acqua una specie di sommergibile conuna siglia (ai più) misteriosa: “C3”. Alle 14, scattail via all’immersione; a bordo, oltre all’inventore,c’è anche un certo Nino Turati. Lo scafo era collegatoalla nave-appoggio tramite un cavo telefonico.Curioso e bizzarro il marchingegno usato percomunicare segnalazioni d’allarme: una sveglialegata al microfono di bordo e il tutto rinchiusoin una pentola da cucina; qualora l’acqua si fosseinfiltrata all’interno, la pentola si sarebbe rovesciatainterrompendo il ticchettio della sveglia,facendo così presagire una situazione di pericolo.Dopo qualche tentativo, finalmente viene centratal’impresa: è record! Pietro Vassena, col suo “C3”assieme all’amico Turati, raggiunge la profonditàdi -412 metri. Il giorno successivo viene imbarcatoa bordo un giornalista della Rai chetrasmette in diretta radiofonica la discesanell’abisso.

LA TUA TESTIMONIANZA »

Le vostre TEstimonianze
Al momento non ci sono Testimonianze.