Una visita al piccolo e antico cantiere nautico “Riva” permette di respirare ancora - assieme ai profumi del legno e agli odori delle varie colle - l’autenticità di un mestiere, quello del maestro d’ascia (in dialetto sepultùn), tramandatosi di padre in figlio da più di centottanta anni.

Il cantiere è ubicato nei pressi della piramide. Nel cantiere “Riva” sono nate da mani esperte, in un connubio di “artigianarte”, imbarcazioni esclusivamente di legno pregiato: dalle sportive a quelle di raffinato diporto.

Due parole sul vocabolo dialettale: sepultùn. L’etimo deriverebbe dall’italiano arcaico: sepoltone ovvero colui che costruisce, aggiusta e calafata le barche.

Altra origine, questa volta gergale, indicherebbe il “sefolc”, scalpello usato per inserire la stoppa tra un asse e l’altro della barca.

C’è un ulteriore terza versione, forse la più improbabile, ma al tempo stesso la più intrigante. Si dice che nei secoli scorsi chi costruiva barche, magari col legno più comune, costruisse anche le casse da morto.

Sarà un caso che imbarcazioni tipiche del lago si chiamano “quatr’ass” e ancora oggi esiste un’accorata espressione, raccontando di un decesso: “Poor crist, l’è nàa via déent a un quatr’ass” (Poveretto, se n’è andato dentro quattro assi di legno, ndr). E sarà proprio un caso che quel gioiellino di cantiere si trovi vicino al cimitero?

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