Fino agli anni ‘80, ogni paese del lago celebrava due feste importanti: una religiosa (quella del Santo Patrono) e l’altra laico-sportiva, ovvero l’organizzazione delle gare di canottaggio a sedile fisso.

Ancora oggi alcune società organizzano e partecipano ma non è più antropologicamente affascinante come lo era allora: vogatori che sono diventati leggendari, questioni risolte a colpi di remi, usati come armi contundenti, campanilismi già esistenti ma esacerbati dalla rivalità agonistica e che sfociavano in pesantissimi sfottò (uno su tutti l’appellativo di “singul de punta”, riferito a chi remando da solo, con un solo remo, non poteva andare da nessuna parte).

Anche l’U.S. Bellagina (colori sociali giallo-nero) prima di approdare al sedile scorrevole ha raccolto parecchi trofei anche nel fisso.

Ma è proprio nella Formula Uno del canottaggio che la Canottieri Bellagio (altro nome che viene attribuito dalla stampa) ha creato una vera fucina di campioni: da Pescialli e Belgeri, iridati nel 1986, a Gandola, dai Sancassani fratello e sorella a Daniele Gilardoni che ha fatto nella sua carriera, scorpacciata di titoli.

Tutti gli sportivi hanno riti scaramantici, e a queste bizzarrie nemmeno gli atleti della Bellagina si sottraggono: durante gli allenamenti, soprattutto nell’imminenza di gare importanti, hanno cura di passare a una certa distanza da Villa Orlando dove, attraverso una delle vetrate, spicca la sagoma di uno specchio convesso e il vedere la propria immagine riflessa pare porti fortuna.

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