Siamo nell’Anno Domini 1531 e sul Larioinfuria una feroce e sanguinosa battagliatra Gian Giacomo de’ Medici, dettoil “Medeghino”, castellano di Musso, ei soldati Ducali di Francesco Sforza, alleaticon gli eserciti dei Grigioni, per lacontesa del territorio.

Logicamente ognischieramento ha il suo “eroe”; quello del“Medeghino” è di Nesso. Si chiama Falcoe, come il rapace dal quale ha presoil nome, è fiero, vigoroso, audace, veroterrore di chi osa contrastarlo; abita inun casolare che si trova sul picco di unarupe e, quando le sue gesta leggendariesaranno sulla bocca di tutti, verrà additatocome “Falco della Rupe”.

Nella lugubree desolata abitazione ci sono ad attenderlola moglie Orsola e la figlia Rina,unici riferimenti affettivi della sua vita.

Falco ha un amico sincero e devoto: si chiama Grampo ed è di Palanzo. Costui è figlio della vecchia strega Imazza, la quale, in una grotta su al Pian del Tivano, ha stretto un patto con uno spirito che le ha conferito poteri di preveggenza.

Una notte la fattucchiera comunica a Orsola l’imminenza di un fatto luttuoso, che il giorno dopo puntualmente si avvera; durante uno scontro navale con i Ducali, Falco riesce a salvare la vita a Gabriele de’ Medici, fratello del signore di Musso, ma purtroppo nello stesso combattimento viene ferito alla gola il suo fraterno amico Grampo.

Caricatolo sulle spalle, riesce a portarlo fino a Palanzo dalla madre Imazza che, grazie ai suoi intrugli, riesce a fargli aprire gli occhi, ma la speranza di vederlo ancora in piedi dura poco ed esalerà l’ultimo respiro fra le braccia del suo comandante.

Il giorno dopo, Falco parte alla volta di Musso con Gabriele de’ Medici e, allontanatisi dalla riva, i due sentono le campane di Palanzo suonare a morto per le esequie funebridi Grampo.

Con la morte nel cuore, Falco si avvia verso la fine della sua vita, che sarà troncata, come previsto dalla strega Imazza, durante l’ennesimabattaglia.

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