Esagerando un po’ si potrebbe direche Montepiatto è la “St. Moritz” diTorno. Stazione di villeggiatura a 655metri di altitudine, deve ilproprio nome all’ampiopianoro dove visono cascine ristrutturatee ville dalpanorama mozzafiato.

Ci si arriva dallaparte alta del paese,con la possibilità discegliere tra due percorsi:a destra (leggermentepiù corto) quelloche viene chiamato lastrada de Vall deCornu; a sinistrainizia invece quelladenominata stradade Cavall, utilizzata anchedai fuoristrada. I tornaschi hanno sempre preferito percorrere la strada de Vall de Cornu, che offre (rispetto all’altra variante) scorci paesaggisticistupendi.

Lungo il tragitto (dopo la suggestione che si prova ad attraversare un ponticello, dove si dice che sotto dimorasse un diavolo dalle corna altissime, succhiatore di sangue umano) si possono trovare due impronte di San Carlo Borromeo: quella del piede è impressa su un masso “trovante” a picco sul lago (la leggenda narra che il Santo da lì spiccò il volo verso il Sacro Monte di Varese, portando con sè le ultime due suoreche erano rimaste a Montepiatto).

L’altra impronta, quella della mano, la si trova in località “Pezzoo” in una taschetta ricavata dentro la roccia che San Carlo oppresso dalla sete trasformò da arida pietra in sorgented’acqua pura.

Una volta arrivati a Montepiatto è d’obbligo visitare, oltre la chiesa di Santa Elisabetta, la “Prea Pendula”: attraverso cartelli indicatori la si può raggiungere facilmente ela vista è sorprendente e indimenticabile!

Davanti a quell’enorme fungo di pietra ci si sente piccoli e sprovveduti nel mistero immenso della natura, al punto da non interessarci la spiegazione scientifica dei “trovanti” trascinati dai ghiacciai della Val Masino. Da Montepiatto parte un sentiero, che attraverso i monti di Blevio, giunge fino aBrunate.

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